La Bce, nella riunione odierna, ha alzato i tassi d’interesse dello 0,25%. Nel dettaglio, il tasso sui depositi sale dal 2,25% al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90 per cento.
La decisione era attesa dalla maggioranza degli operatori.
I commenti degli analisti
“Il rialzo di oggi al 2,5% è di fatto una polizza assicurativa contro il rischio che prezzi più elevati del petrolio e del gas si trasferiscano a salari e servizi – afferma Lale Akoner, Global markets strategist di eToro – Tuttavia, la BCE rischia di scambiare la resilienza per immunità e di far pagare due volte le famiglie europee: prima attraverso bollette energetiche più elevate e poi attraverso mutui e prestiti più costosi. Per gli investitori: le società energetiche e le compagnie assicurative sembrano essere quelle meglio posizionate, mentre il settore immobiliare, i costruttori di abitazioni, le società di minori dimensioni e i retailer sono destinanti a subire maggiori pressioni. Le banche potrebbero inizialmente beneficiare di margini di intermediazione più ampi, ma questo vantaggio svanirà se la domanda di prestiti si indebolirà e aumenteranno le insolvenze. Le società del settore sanitario e quelle che producono beni di consumo quotidiano dovrebbero dimostrarsi più resilienti, mentre le obbligazioni con scadenza più ravvicinata offrono un rendimento interessante con una minore esposizione a ulteriori rialzi dei tassi”.
“Esattamente come scontato dal mercato con una probabilità che era una certezza, la BCE ha alzato di +0,25% il costo del denaro – ha affermato Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte – È la seconda volta che la Banca Centrale agisce quest’anno, muovendosi in anticipo rispetto all’attendismo della Fed. È aiutata nel contrasto all’inflazione da un’economia che si è rivelata più resiliente delle attese, al punto da aver spinto i policymaker a migliorare le stime di crescita per questo e il prossimo anno. D’altra parte, un’inflazione core sopra il 2% da 59 mesi, e con forti segnali di persistenza, era una chiara chiamata all’azione. La conferma arriva anche dalla revisione sulle stime per l’inflazione: che sono state riviste al rialzo per l’inflazione complessiva nel 2027 e nel 2028 e per quella core nel 2026 e 2027. Tuttavia, due sono i segnali rilevanti. Primo, né a livello complessivo né core l’inflazione arriveranno a target entro il 2028. Secondo, l’inflazione core si conferma più persistente e intensa di quella complessiva, a conferma di un’insistente spinta di fondo della dinamica dei prezzi. La BCE parla apertamente di effetto-Hormuz sull’inflazione e, a dispetto del miglioramento economico atteso, mette le mani avanti: i rischi sono al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. Le stime BCE sembrano già aver risposto alla più importante delle domande del mercato: questo sarà l’ultimo rialzo del ciclo o al massimo ci sarà una pausa prima di tornare a una nuova stretta? In realtà, nessuna delle due ipotesi appare corretta. Il mercato si attende che la BCE continui ad alzare il costo del denaro senza neanche una pausa a ottobre…e non solo una volta”.
“La BCE, come atteso dal mercato, ha rialzato i tassi di riferimento al 2.50%. Ma a dispetto di attese più conservative sulle revisioni al rialzo di crescita ed inflazione – fa notare Andrea Campisi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management – l’aggiornamento delle proiezioni economiche ha visto una revisione al rialzo dell’inflazione nei prossimi due anni, nello specifico con un’inflazione headline al 2.1% per il 2028 e di conseguenza sopra target, aprendo di fatto la porta ad una ‘forward guidance’ implicita che ha permesso al mercato di sostenere il corrente livello di rialzi scontati e la possibilità di un rialzo ad ottobre, con un totale di oltre 100bps per l’intero ciclo di restrizione monetaria. Le previsioni hanno rivisto al rialzo anche la crescita, in particolare per l’anno 2027, prendendo atto della resilienza dimostrata in corso d’anno e a favore delle attese d’implementazione del piano fiscale tedesco. Il mercato ha risposto con una lettura marcatamente ‘hawkish’, aumentando le attese di restrizione monetaria nei prossimi 12 mesi e portando i rendimenti governativi dell’area euro sui massimi dal 2022, interpretando la funzione di reazione della BCE maggiormente orientata ai rischi al rialzo sull’inflazione piuttosto che sui rischi al ribasso sulla crescita. Dato il contesto economico, caratterizzato da uno shock di offerta energetica, nutriamo delle preoccupazioni sull’effettiva realizzazione di un ciclo di rialzo dei tassi da oltre 100bps (di cui 50bps già realizzati). La crescita economica, sebbene dimostratasi resiliente in un contesto d’incertezza geopolitica, potrebbe essere rallentata dall’elevato livello dei tassi, oggi al di sopra del corridoio definito neutrale dalla BCE a fine 2025 (1.75%-2.25%) e dai prezzi dell’energia, con possibili impatti sulla domanda di credito, consumo ed investimenti.
