Mercati emergenti: la view, la strategia e i target di Goldman Sachs

I mercati azionari emergenti hanno vissuto un agosto di forte recupero, riconquistando circa due terzi delle perdite subìte a luglio. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, la ripresa è stata guidata dal rimbalzo del comparto tecnologico e dell’intelligenza artificiale, insieme a un ulteriore allargamento ai ciclici non tecnologici. L’indice azionario MSCI Emerging Markets ha beneficiato di questi fattori, con l’indice equal-weighted che è salito del 5% nell’ultimo mese.

Guardando avanti, ci aspettiamo ulteriori guadagni dell’indice grazie alla forte crescita degli utili sottostanti, che quest’anno dovrebbe attestarsi al 65% rispetto al 55% precedentemente stimato, e al 20% nel 2027“, scrivono gli analisti della banca d’investimento americana. Le valutazioni aggregate rimangono contenute, con un P/E forward di 10 volte, e il posizionamento degli investitori è più “pulito” dopo il de-risking estivo.

Il target di fine anno e le prospettive

Goldman Sachs mantiene il suo obiettivo di fine anno per l’MSCI EM a 1.900 punti, il che implica un ulteriore rialzo del 12%, e prevede che l’indice raggiunga quota 2.000 nei prossimi 12 mesi. “Continuiamo a preferire allocazioni bilanciate tra il comparto tecnologico del Nord Asia e i mercati non tecnologici in altre regioni”, sottolineano gli esperti.

Oltre al complesso dell’intelligenza artificiale, gli analisti si aspettano un rimbalzo dell’India, che finora è rimasta indietro, grazie a segnali più chiari di una ripresa della crescita. Anche il recupero del Sudafrica potrebbe estendersi, data l’esposizione del suo settore minerario all’oro. Per quanto riguarda il Brasile, i recenti guadagni avranno bisogno di maggiore chiarezza in vista delle elezioni e di un impegno verso la disciplina fiscale per essere sostenuti.

I rischi legati all’energia e ai tassi

Nonostante il quadro positivo, gli analisti di Goldman Sachs avvertono che i rischi legati all’energia e ai tassi d’interesse potrebbero rappresentare ostacoli nel breve termine. “Sebbene l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato americani (che si avvicinano a punti di svolta storici) e la volatilità dell’energia possano pesare sul sentiment a breve termine, un contesto di crescita resiliente e un dollaro più debole hanno contenuto l’impatto più ampio sul mercato”, spiegano.

Se i tassi si moderassero secondo le loro previsioni di base e i flussi energetici si normalizzassero, i comparti sensibili ai tassi che hanno recentemente sottoperformato potrebbero beneficiare di un rally tecnico. Al contrario, un prolungamento del conflitto potrebbe innescare un’impennata dei prezzi del gas, rendendo le azioni dell’Europa centrale e orientale particolarmente vulnerabili con l’avvicinarsi dell’inverno.

Le valute dei mercati emergenti resilienti

Nonostante l’impennata dei prezzi del petrolio e dei rendimenti dei titoli di Stato americani a 10 anni, che hanno raggiunto massimi pluridecennali, le valute dei mercati emergenti hanno mostrato notevole resilienza. “Un contesto macro di crescita solida, sentiment di rischio favorevole e rischi contenuti dall’energia e dai tassi dovrebbe continuare a sostenere le strategie di carry trade nelle valute emergenti”, affermano gli analisti.

Tuttavia, la banca d’investimento preferisce un approccio di “relative value carry”, selezionando attentamente le valute da finanziamento per costruire resilienza ai rischi di tasso, energia e azioni. Sul lato delle valute da acquistare, il real brasiliano e il peso colombiano offrono il carry più elevato e beneficiano dei prezzi energetici più alti, ma sono vulnerabili ai rendimenti americani a lunga scadenza, alle elezioni locali e ai rischi fiscali.

Il rafforzamento dello yuan cinese

Oltre al carry trade, gli analisti di Goldman Sachs continuano a sottolineare l’aspettativa di un graduale rafforzamento dello yuan cinese. “Riteniamo che il caso per un rafforzamento graduale ma sostenuto della valuta cinese rimanga valido: la valuta è profondamente sottovalutata, la forza delle esportazioni è destinata a persistere e una combinazione di forza valutaria e sostegno alla domanda interna è necessaria per avvicinare la Cina all’equilibrio interno ed esterno”, spiegano.

La loro previsione a 12 mesi di 6,40 yuan per dollaro rimane più forte del consenso e dei mercati forward. Un rafforzamento graduale dello yuan fornisce anche un contesto favorevole per le valute asiatiche a basso rendimento, in particolare quelle legate ai semiconduttori, ai data center e alle esportazioni tecnologiche.

I tassi locali e il rischio petrolio

La volatilità dei prezzi energetici continua a essere il principale fattore trainante dei tassi locali dei mercati emergenti e del G10. “Le preoccupazioni sull’offerta ora si estendono oltre il petrolio, a El Niño e al gas naturale europeo”, sottolineano gli analisti. Inoltre, le pressioni globali si sono allargate dalla parte anteriore della curva a quella lunga, dove persistono preoccupazioni fiscali.

In questo contesto, un sollievo significativo per i tassi locali dei mercati emergenti dovrà provenire da prezzi energetici più bassi o da sorprese al ribasso dell’inflazione, o da entrambi. Secondo il modello di fair value degli swap sui tassi d’interesse di Goldman Sachs, c’è ancora valore nelle curve dei paesi ad alto rendimento come Brasile, Ungheria e Sudafrica.

I rischi fiscali e le durate lunghe

I rischi fiscali non sono uniformi tra i mercati emergenti. “Le pressioni sulla duration core sono più probabili in quei paesi che presentano una combinazione di grandi deficit fiscali, spread locali stretti ed elevata sensibilità alla duration americana”, spiegano gli analisti.

Secondo questa analisi, le durate lunghe di Ungheria, Polonia e Israele appaiono vulnerabili. Brasile e Colombia mostrano una versione più mite di questa combinazione, con deficit fiscali elevati e alta sensibilità alla duration americana, ma con spread locali ampi che riflettono il premio già incorporato nelle curve. In Sudafrica e India, invece, le traiettorie fiscali sono in miglioramento.

Il credito sovrano emergente

Gli spread del credito sovrano dei mercati emergenti si sono stretti e hanno mostrato resilienza durante l’estate. “Ci aspettiamo ancora che gli spread dei mercati emergenti rimangano in un range, dato un contesto macro globale benigno”, affermano gli analisti, che ribadiscono l’obiettivo a 12 mesi di 260 punti base per l’indice sovrano, il che implica solo circa 20 punti base di allargamento dai livelli attuali.

Con rendimenti complessivi a livelli interessanti, gli esperti ritengono che la proprietà di “defensive carry” della classe di attivi sia meglio espressa selezionando posizioni lunghe ad alto carry con bassa sensibilità agli spread. Tra i sovrani investment grade, le preferenze vanno a Kazakhstan e Arabia Saudita, mentre tra gli high yield piacciono ancora Egitto e Nigeria.

La dinamica delle emissioni

Un’area di attenzione del mercato è rappresentata dall’elevata offerta di emissioni nei mercati emergenti. “Il nostro core view è che i fattori alla base della robusta emissione da inizio anno includano la prevalenza di termini di emissione favorevoli, con i governi che approfittano degli spread stretti, e l’elevata domanda degli investitori per l’offerta primaria”, spiegano gli analisti.

La previsione di emissione per l’intero anno 2026 si attesta a 210 miliardi di dollari, con una grande fetta dell’offerta nella seconda metà dell’anno proveniente da emittenti sovrani del Golfo, in particolare Kuwait, Arabia Saudita e Qatar. Sebbene l’offerta netta rappresenti un vento contrario tecnico che potrebbe contribuire all’allargamento degli spread previsto nei prossimi 12 mesi, sarà probabilmente compensata da un contesto macro globale ancora benigno.