“Gli investitori, specie se non professionali, spesso tendono a comprare sui massimi e vendere sui minimi, spinti da una tendenza naturale a cercare il piacere ed evitare il dolore”. A farlo notare è Robert M. Almeida, Portfolio Manager e Global Investment Strategist di MFS IM, che spiega come al centro dei mercati si cela un paradosso comportamentale: gli investitori retail acquistano titoli quando sono costosi – cioè dopo che hanno già registrato performance elevate – e li vendono quando sono economici, spesso in seguito a rendimenti negativi.
“Questa dinamica – scrive Almeida – diventa perfettamente comprensibile se osservata attraverso la lente della natura umana”.:il nostro cervello, spiega l’esperto, è geneticamente programmato per cercare gratificazione immediata, come il rilascio di dopamina di fronte a un’opportunità apparentemente redditizia, e per fuggire dalle situazioni spiacevoli, come le perdite finanziarie.
Il risultato è un “ciclo auto-rinforzante” che porta a sovrainvestire nei settori con rendimenti recenti elevati e a sottovalutare quelli in difficoltà, alimentando così le fasi di espansione e contrazione tipiche dei mercati. Una tendenza che, secondo i dati presentati, è ben visibile nell’andamento delle allocazioni azionarie delle famiglie statunitensi, spesso coincidente con picchi di valutazione come il CAPE di Shiller.
Proprio queste “elevate allocazioni azionarie delle famiglie suggeriscono che in futuro i mercati azionari potrebbero offrire rendimenti deludenti”, avverte Almeida. In altre parole, quando gli investitori sono troppo esposti al mercato azionario, la legge finanziaria del ciclo del capitale tende a riportare i rendimenti verso la media, spesso attraverso correzioni o periodi di stagnazione.
Almeida mette in guardia anche sui rischi attuali: “Continuano a preoccuparci le valutazioni troppo onerose, la sostenibilità degli alti margini di profitto e la ripresa degli investimenti finalizzati a difendere vantaggi competitivi di vecchia data”. In un contesto di possibili tassi più alti e di competizione tecnologica accelerata dall’intelligenza artificiale, la selezione dei titoli diventa cruciale.
La soluzione proposta da MFS IM è l’“arbitraggio intertemporale”, un approccio disciplinato che punta a sfruttare le distorsioni create dal comportamento emotivo degli altri investitori. “L’investitore professionale – sottolinea Almeida – non è necessariamente più intelligente. Il suo vantaggio risiede nella formazione e nella disciplina con cui si oppone a oltre quattro miliardi di anni di evoluzione”. In pratica, si tratta di fare l’opposto dell’istinto: acquistare asset sottovalutati e evitare quelli sopravvalutati, anche se meno “appetibili” sul momento.
Una riflessione, quella di Almeida, che invita a guardare oltre l’emozione del momento e a ricordare che, in finanza, spesso la strada più istintiva è anche quella più rischiosa.
