Azionario mercati emergenti: la view di RBC BlueBay in vista del 2026

Le azioni dei mercati emergenti hanno avviato il 2025 con una performance sorprendente, arrivando a raddoppiare il rendimento dell’S&P 500. Un risultato che, secondo Laurence Bensafi, Deputy Head of Emerging Markets Equities di RBC BlueBay, non è casuale ma frutto di una combinazione di fattori strutturali e congiunturali.

“Le azioni dei mercati emergenti hanno registrato un andamento molto positivo dall’inizio dell’anno, raddoppiando la performance dell’S&P 500. I fattori principali sono stati tre”, spiega Bensafi. Il primo riguarda il ritorno della Cina al centro della scena tecnologica. “Grazie a DeepSeek, il Paese ha dimostrato al mondo di non essere così indietro nella corsa all’AI come si pensava”. Il secondo fattore è legato alla forte performance dei titoli esposti all’intelligenza artificiale in Corea e Taiwan, mentre il terzo è stato il cosiddetto “Liberation Day” di inizio aprile, quando l’annuncio dei dazi statunitensi ha avuto un effetto boomerang sui mercati.

“La misura ha messo in evidenza la dipendenza degli Stati Uniti da molti Paesi, in particolare dai mercati emergenti, per le importazioni”, sottolinea l’esperta. In un contesto in cui le azioni emergenti erano “molto a buon mercato e scarsamente detenute”, questa consapevolezza ha contribuito ad alimentare un rally ampio e rapido.

Guardando oltre il breve termine, RBC BlueBay intravede un possibile cambio di paradigma. “Riteniamo di trovarci a un punto di svolta per l’azionario dei mercati emergenti, che potrebbe iniziare a essere valutato per il suo reale valore e ritrovare lo spazio che merita nei portafogli azionari”, afferma Bensafi. Uno spazio che in passato era rilevante, ma che si è ridotto nel tempo a causa della prolungata sottoperformance rispetto ai mercati sviluppati, sostenuti da una forte crescita degli utili negli Stati Uniti e da un dollaro molto forte.

Il confronto tra economie avanzate ed emergenti, tuttavia, sta cambiando. “Osservandoli più da vicino, i Paesi sviluppati assomigliano sempre più ai mercati emergenti del passato: instabilità politica, alti deficit, elevato livello di debito e inflazione sostenuta”, osserva la manager. Al contrario, molti Paesi emergenti hanno beneficiato della globalizzazione e della deindustrializzazione delle economie avanzate, avviando riforme che hanno migliorato la solidità dei conti pubblici. “Oggi la maggior parte dei Paesi emergenti presenta livelli di debito e deficit pari alla metà di quelli dei Paesi sviluppati“.

Perché il rally possa proseguire nel lungo periodo, però, serviranno risultati concreti. “Dopo la forte performance recente, per sostenere il rally nel lungo periodo è necessario vedere rendimenti azionari più elevati e una crescita degli utili più rapida”, avverte Bensafi, riconoscendo che attualmente questi indicatori restano inferiori rispetto agli Stati Uniti. Il trend, tuttavia, è in miglioramento, anche grazie a riforme mirate a incrementare i ritorni per gli azionisti.

Un esempio è la Corea del Sud. “Con il programma Value-Up in Corea, il mercato è salito del 100% quest’anno, mentre il nuovo governo ha annunciato che la sua priorità numero uno è migliorare la qualità delle aziende”. Segnali incoraggianti arrivano anche dalla Cina, dove pratiche un tempo marginali stanno prendendo piede. “In Cina, i buyback erano quasi inesistenti e ora sono molto più diffusi, quindi la direzione è quella giusta”.

Secondo RBC BlueBay, ulteriori miglioramenti potrebbero arrivare affrontando il tema della sovraccapacità produttiva e riducendo l’elevato tasso di risparmio. “Poche di queste evoluzioni sono già incorporate nei prezzi, lasciando molte opportunità nella asset class, in particolare nei segmenti quality e value”. La Cina, in questo contesto, “rimane valutata in modo interessante”, con opportunità soprattutto nei settori finanziari e nei beni di consumo primari, attualmente molto sottovalutati.

La conclusione è improntata a un cauto ottimismo. “In sintesi, le azioni dei mercati emergenti sono ben posizionate, ma devono anche dimostrare la loro capacità di generare risultati – in particolare crescita degli utili e maggiore redditività – per sostenere un rally di lungo termine”, conclude Bensafi. “Le fondamenta sono solide, ma nei prossimi anni sarà l’esecuzione a fare la differenza”.