Il 2026 si apre con i mercati azionari globali sui massimi storici e i prezzi di molte materie prime ai livelli più elevati di sempre, oro e argento compresi, mentre gli spread creditizi viaggiano su minimi record. Inflazione in rallentamento, prospettive sul greggio favorevoli e un mercato del lavoro nel complesso solido creano un contesto positivo, ma non privo di incognite.
Secondo Lorenzo Di Pietrantonio, responsabile investimenti di Fineco AM, “non sorprende quindi che l’umore dei mercati appaia in questo momento decisamente brillante, e anche dal nostro punto di vista sono presenti opportunità ancora poco presidiate che giudichiamo interessanti per la remunerazione del rischio. L’impressione, tuttavia, è che sia necessario per gli investitori mantenere alta l’attenzione e monitorare le prossime evoluzioni”.
Europa: governi pronti a stimolare l’economia
Il ritorno alla spesa fiscale dei Paesi sviluppati potrebbe influenzare in maniera decisiva il 2026. “In Europa, i settori difesa e sicurezza sono destinati a beneficiare di un aumento strutturale degli investimenti, alimentando dove possibile la produzione domestica e la spinta all’automazione. Pur in presenza di incertezze sulla tempistica e sull’impatto inflazionistico, riteniamo che i beneficiari principali siano individuabili all’interno del mercato azionario, non solo per l’impatto diretto nel comparto della difesa ma anche indirettamente tra i titoli industriali, acciaio e materie prime/beni reali”, spiega Di Pietrantonio.
Geopolitica: gli effetti della pace
Una risoluzione del conflitto in Ucraina rappresenterebbe un fattore positivo per le Borse europee. “In una fase iniziale gli investitori potrebbero temere che i governi recedano dall’intenzione di sostenere fiscalmente le proprie imprese, ma la necessità di rafforzare la difesa europea è strutturale. Soprattutto di fronte alla determinazione americana nell’incoraggiare gli alleati a investire sulla propria sicurezza, un fattore di crescita sia per le Borse che per le economie europee”, osserva il manager.
Usa: la carica delle mid-cap
Negli Stati Uniti, l’attenzione è rivolta alle società a media capitalizzazione, con valutazioni più contenute rispetto alle grandi aziende e un recente periodo di debolezza. “Queste società dovrebbero beneficiare sia della deregulation sia degli stimoli fiscali promossi dall’amministrazione Trump, registrando significativi rialzi nelle stime degli utili. Anche se un’eventuale recessione rappresenterebbe un evento negativo, il fatto che la maggior parte degli investimenti sia concentrata sui titoli Tech a grande capitalizzazione rende questo segmento potenzialmente meno vulnerabile”, spiega Di Pietrantonio.
Cina: focus su industria e tecnologia
Dopo essere stata trascurata dagli investitori nel 2024, la Cina è stata tra i mercati più performanti nel 2025. “Nel 2026 potrebbero esserci ulteriori margini di apprezzamento per l’equity, sostenuti dalla leadership tecnologica di molte aziende e da valutazioni tuttora molto inferiori rispetto a quelle dei mercati sviluppati. La nostra preferenza si orienta verso le aziende non statali, evitando il settore bancario e quello immobiliare. Va inoltre ricordato che si tratta di un mercato emergente e va considerato in tal senso”, sottolinea il responsabile investimenti.
Incertezze da monitorare
Tra le principali preoccupazioni degli investitori ci sono la corretta valutazione dei titoli legati all’intelligenza artificiale, eventuali difficoltà nel private credit e il rischio legato al mercato obbligazionario giapponese. “Sul primo punto sarà decisivo l’imporsi di una ‘killer application’ in grado di giustificare pienamente i massicci investimenti in IA. Le tensioni sul private credit invitano comunque a preferire i crediti investment grade rispetto agli high yield. Sul fronte giapponese, la debolezza dello yen unita all’inflazione sotto controllo e agli stimoli fiscali potrebbe favorire l’azionario, mentre sull’obbligazionario suggeriamo cautela”, conclude Di Pietrantonio.
Un’asset allocation bilanciata
L’approccio di Fineco AM per il 2026 punta su un mix equilibrato con esposizione graduale all’azionario. “In particolare privilegiamo il settore industriale e della difesa in Europa, le mid-cap negli Stati Uniti, titoli industriali e tecnologici in Cina e l’azionario giapponese. Sul credito preferiamo l’investment grade, mentre sull’high yield riteniamo che i bond non offrano livelli di remunerazione sufficientemente attraenti alla luce dei rischi attuali. Per quanto riguarda i titoli di Stato, l’Europa appare più interessante degli Stati Uniti, con focus su Italia e Spagna e maggiore prudenza sui titoli core”, conclude Di Pietrantonio.
