Nonostante le nubi protezioniste e le incognite geopolitiche, l’economia globale mostra una robustezza inaspettata. Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita per il 2025, portandole al 3,2%, e confermato il 3,1% per il 2026. In questo scenario complesso – fa notare afferma Chris Iggo, CIO di AXA IM Core – i mercati finanziari cercano rotte sicure, guidate da un motore apparentemente inarrestabile: la rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Il dualismo USA: dazi e boom tecnologico
A dominare il panorama è il dualismo statunitense. Da un lato, l’incertezza generata dai dazi commerciali, uno dei temi dominanti dell’anno, pesa sugli scambi globali. Dall’altro, l’economia a stelle e strisce dimostra una resilienza straordinaria, trainata da un circolo virtuoso alimentato dall’IA. “La spesa per l’IA, l’effetto ricchezza generato dal mercato azionario e un contesto creditizio favorevole, sostenuto dalle aspettative di un calo dei tassi di interesse, stanno supportando la crescita”, sotiene Iggo. “L’IA è il principale fattore di cambiamento potenziale, data la sua promessa di rapidi miglioramenti nella produttività”.
Secondo l’analista, gli ingenti investimenti in infrastrutture, data center e approvvigionamento energetico stanno non solo sostenendo il PIL, ma creando un “effetto ricchezza” che alimenta la spesa dei consumatori e consolida la leadership economica americana, controbilanciando parzialmente le tensioni commerciali.
L’Europa alla prova: il monito di Draghi e i segnali di risveglio
Oltreoceano, l’Europa affronta una sfida multidimensionale: competitività, difesa e transizione ecologica. La regione, come sottolineato dal Rapporto Draghi, ha preso coscienza delle proprie vulnerabilità, rese più urgenti dal mutato rapporto con gli Stati Uniti. Tuttavia, alcuni fattori positivi si stanno delineando. “La crescita si è dimostrata resiliente negli ultimi trimestri e la Banca centrale europea dovrebbe mantenere bassi, o forse anche più bassi, i tassi di interesse”, nota Iggo. I piani fiscali tedeschi, in particolare, potrebbero agire da volano per l’intera area euro. Il 2026 sarà cruciale per verificare i progressi nello sviluppo di politiche economiche più efficaci e integrate.
Obbligazioni: il 2026 guarda al credito e ai tassi
Sul fronte dei mercati obbligazionari, il 2025 ha offerto rendimenti soddisfacenti. La prospettiva per il prossimo anno è condizionata dalle mosse delle banche centrali. “La nostra opinione di base è che i tassi scenderanno ulteriormente nel 2026, sostenendo i mercati obbligazionari in generale”, spiega il CIO di AXA IM Core. Tuttavia, il panorama non è privo di rischi. I livelli di debito pubblico elevati potrebbero creare tensioni in alcuni mercati sovrani, e il pericolo di un’inflazione statunitense più persistente del previsto rimane. Inoltre, gli spread creditizi ridotti potrebbero limitare i margini di ulteriore miglioramento per le obbligazioni corporate.
In conclusione, mentre la crescita globale resiste, trainata dalla febbre dell’IA, il 2026 si prospetta come un anno di transizione monetaria e di attenta valutazione del rischio. La convergenza dei tassi USA e UE, infine, potrebbe scrivere un nuovo capitolo anche nelle dinamiche dei cambi, aggiungendo un ulteriore elemento di complessità al quadro finanziario globale.
