Bitcoin tra boom globale e freno normativo italiano

“Il Bitcoin potrebbe anche arrivare a raggiungere il milione di dollari”. Parola di Ferdinando Ametrano, ad della fintech Checksig, che spiega: “Se tutti riconoscessimo il Bitcoin come oro digitale, oggi il prezzo sarebbe già a questo livello”. La criptovaluta domina attualmente il mercato con circa il 60% della capitalizzazione globale, ma dopo i massimi di ottobre ha perso circa il 35%, cancellando i guadagni dell’anno. Per Checksig, tuttavia, i recenti ritracciamenti sono normali e la crescita strutturale dell’asset rimane superiore a quella di qualsiasi investimento tradizionale.

Le banche entrano nel settore, ma il mercato resta fisico

La vera novità degli ultimi anni, sostiene Michele Mandelli, Managing Partner di Checksig, è l’ingresso dei grandi istituzionali. “Nel 2025 banche come Santander, Openbank e BBVA hanno iniziato a offrire direttamente servizi di acquisto, vendita e custodia. Non tramite ETF, ma tramite accesso all’asset vero e proprio, come accade per l’oro”.

Eppure, nonostante il boom degli strumenti regolamentati, il mercato continua a restare in larga misura legato al possesso diretto dei token: una piccola porzione dei circa tre trilioni di dollari di capitalizzazione globale deriva infatti da ETF ed ETP.

La battaglia sulle stablecoin

Secondo Ametrano, il terreno più caldo riguarda però le stablecoin, sempre più strategiche per economie e governi. “L’esplosione dei volumi ha creato una competizione mondiale in cui si muovono Stati e big tech. Trump ha colto per primo il valore geopolitico delle stablecoin e con il Genius Act ha imposto riserve in Treasury agli emittenti, trasformandole in un supporto diretto al debito Usa”.

Un ruolo fondamentale lo hanno giocato due italiani: Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, artefici dell’ascesa di Tether. Oggi la stablecoin ancorata al dollaro è molto presente nei Paesi emergenti ed è arrivata a figurare tra i maggiori detentori di Treasury Usa.

In Europa, la regolamentazione procede a velocità diverse. Germania, Francia e Paesi Bassi guidano il rilascio delle licenze MiCA, mentre l’Italia fatica. Su 150 operatori registrati come VASP, solo pochi hanno avviato dialoghi con le autorità e nessuno ha ancora ottenuto l’autorizzazione, spingendo molti a valutare licenze all’estero.

Un’altra criticità riguarda la tassazione: la nuova aliquota al 33% sulle plusvalenze crypto rischia di penalizzare gli investitori rispetto ad altri strumenti finanziari. “È una misura senza senso e potenzialmente incostituzionale”, osserva Ametrano.

Nonostante le difficoltà regolamentari e fiscali, gli esperti restano ottimisti: “Bitcoin continuerà a crescere. Se il mercato riconoscesse pienamente il suo ruolo di oro digitale, il milione di dollari non sarebbe un traguardo impossibile”.