XTB: “Tra AI, oro e geopolitica, il 2026 sarà l’anno della verifica per i mercati”

Un anno di transizione, di attesa, ma anche di potenziali svolte. È il 2026 secondo l’analisi di XTB, il fintech internazionale che ha presentato il suo “Outlook 2026”, redatto dall’analista David Pascucci.

La Fed cammina sul filo, l’Europa cerca la spinta

Oltreoceano, la Fed potrebbe avviare un allentamento monetario graduale, dopo aver riportato l’inflazione sotto il 3%. La strada, però, è lastricata di cautela, con l’incertezza legata alla politica commerciale di Trump che pesa come un macigno. Il soft landing, possibile nel 2026, dipenderà da un mercato del lavoro meno “surriscaldato”, dai guadagni di produttività legati all’AI e dalle decisioni della Corte Suprema sui dazi.

In Europa, invece, si respira un “cauto ottimismo”. La crescita è moderata, ma ancora frenata da domanda interna debole e ritardi negli investimenti in ricerca. A rischiare di minare la fiducia sono i fattori politici e fiscali, dal debito pubblico all’instabilità in Francia. Il rapporto punta i riflettori sui programmi UE come l’Apply AI e il Chips Act, visti come strumenti cruciali per colmare il divario di innovazione rispetto ai competitor globali.

Valute, materie prime e il “momento della verità” per l’AI

Sul fronte valutario, l’euro potrebbe trovare ulteriore sostegno nel 2026 se il differenziale tra una BCE stabile e una Fed più espansiva si accentuerà.

Tra le materie prime, l’oro – già protagonista di un 2025 record – a detta di XTB continuerà a brillare come bene rifugio in uno scenario di de-dollarizzazione, trainato anche dalle acquisizioni delle banche centrali, in primis quella cinese. Il petrolio, invece, potrebbe scivolare verso i 50 dollari al barile per eccesso di offerta, a meno di nuovi shock geopolitici o di restrizioni più severe alle esportazioni russe.

Ma è sul capitolo azionario e tecnologico che l’outlook 2026 lancia l’allerta più interessante. Il rally dei titoli AI viene paragonato, per entusiasmo, alla bolla dot-com di fine anni ’90, seppur con fondamentali considerati più solidi e multipli medi inferiori. Tuttavia, il 2026 potrebbe essere l’anno della “verifica”: i mercati controlleranno se gli utili e i margini delle aziende saranno all’altezza degli ingenti investimenti in data center e infrastrutture. Il rischio di correzioni nei segmenti più surriscaldati è concreto, secondo XTB.

Le aziende sotto la lente e il potenziale sorpasso di Ethereum

Il report evidenzia una serie di titoli ritenuti strategici: da Palo Alto Networks e CyberArk (cybersecurity) ad ASML (semiconduttori), da SMCI (infrastrutture AI) ad Alphabet, LVMH e MP Materials. Vengono citate anche realtà di nicchia con pipeline di crescita interessanti, come Ferrari, AbCellera, Symbotic.

Nel mondo crypto, il 2025 è stato l’anno del consolidamento per Bitcoin e dell’ascesa di Ethereum, grazie al suo ruolo centrale nelle applicazioni blockchain reali e nella tokenizzazione. Il 2026 potrebbe segnare l’inizio di un ciclo in cui Ethereum accresce il suo peso relativo rispetto a Bitcoin, favorito dall’adozione istituzionale e da un quadro regolamentare più chiaro.

Focus Italia: economia solida, ma sensibile alle Big Tech USA

Una menzione speciale è riservata all’Italia, descritta come una delle economie più solide dell’Eurozona, con inflazione contenuta, disoccupazione ai minimi dagli anni ’80 e un mercato obbligazionario molto appetibile. Il FTSE MIB è stato tra i migliori indici europei nel 2025, trainato dal settore bancario e da titoli come Telecom, Iveco, Leonardo e Italgas. La dipendenza dall’andamento dei mercati e delle Big Tech statunitensi rimane, però, un fattore di vulnerabilità.

Le prospettive macro

“Guardando al futuro, il 2026 potrebbe essere influenzato dal peggioramento delle dinamiche del mercato del lavoro su scala globale”, commenta Pascucci. “Dopo l’arresto delle politiche monetarie espansive nel 2025, è probabile che il prossimo anno vedrà un proseguimento degli aggiustamenti iniziati, con impatti importanti sulle strategie delle banche centrali e sul comportamento degli investitori”.