Negli ultimi dieci anni, i gestori attivi nel segmento large cap growth hanno affrontato un contesto di mercato insolitamente arduo, penalizzati da una dinamica guidata quasi esclusivamente da una forte concentrazione piuttosto che da un’ampia partecipazione dei titoli. Dal 2015 fino alla fine del 2025, il peso complessivo delle 10 maggiori aziende all’interno del Russell 1000 Growth Index è esploso, passando dal 25% a quasi il 59%. Ma nel 2026 le dinamiche di mercato stanno evolvendo rapidamente. A evidenziarlo in una recente analisi sono Brandon Bond, Bo Fifer e Brian M. McNamara, Co-Portfolio Manager del fondo TCW Concentrated Large Cap Growth Strategy di TCW.
Oltre le mega-cap tecnologiche
Le statistiche degli ultimi anni dipingono un mercato a senso unico: tra il giugno 2023 e il giugno 2026, circa il 60% del rendimento del Russell 1000 Growth Index è stato generato da soli sette titoli, i celebri “Magnificent 7”, nonostante l’indice comprenda oltre 350 componenti. Anche a livello di singoli settori la concentrazione è stata estrema, con il comparto dei semiconduttori che è balzato da un peso di circa il 6% a fine 2022 al 30% nell’agosto del 2026.
Tuttavia, il vento sta cambiando. “La leadership di mercato ha iniziato ad ampliarsi e i rendimenti stanno diventando meno dipendenti da un ristretto gruppo di società e maggiormente legati all’individuazione di aziende con fondamentali in miglioramento, valutazioni interessanti e prospettive di crescita durature”, spiegano Brandon Bond, Bo Fifer e Brian M. McNamara di TCW.
In passato, questa estrema polarizzazione ha favorito gli investimenti passivi, mentre i gestori attivi spesso sottoperformavano, ostacolati anche da vincoli normativi che impedivano loro di assumere posizioni massicce su pochi titoli per eguagliare il benchmark. Oggi, la spinta iniziale dell’intelligenza artificiale, che aveva premiato solo poche piattaforme mega-cap e aziende di semiconduttori, si sta diffondendo verso settori come software, infrastrutture, automazione industriale, energia e sanità.
Il paradosso della concentrazione e le nuove opportunità
Di fronte a un indice così sbilanciato, le prospettive di sovraperformance della gestione passiva iniziano a mostrare delle crepe. “La concentrazione degli indici rimane su livelli storicamente elevati e ci aspettiamo un’inversione di questa tendenza”, affermano Brandon Bond, Bo Fifer e Brian M. McNamara. I manager del fondo TCW sottolineano che la normalizzazione del mercato non richiederà per forza un crollo delle aziende leader: “Non è necessario che la leadership crolli affinché la concentrazione si riduca; è sufficiente che un insieme più ampio di società cresca più rapidamente o attragga capitale incrementale”.
Un altro indicatore fondamentale di questo cambiamento è l’aumento della dispersione all’interno dei mercati, con gli investitori che oggi distinguono in modo molto più selettivo tra i reali beneficiari dell’IA, i titoli a crescita ciclica e le aziende con criticità strutturali. A riprova di questa tendenza, la performance da inizio anno del Russell 1000 Growth Index è scivolata al 77° percentile rispetto ai gestori growth attivi. Un dato storico: l’ultima volta che l’indice si era comportato così male rispetto alla gestione attiva era stato nel 2000, quando toccò il 6° percentile.
Il ritorno delle valutazioni
Con l’esaurirsi delle fasi di mercato guidate unicamente dal momentum, torna alla ribalta l’importanza della disciplina sul prezzo delle azioni. “Con la normalizzazione dei mercati, tuttavia, pagare il giusto prezzo per la crescita diventa sempre più importante”, ribadiscono Brandon Bond, Bo Fifer e Brian M. McNamara. Questa fase offre ai gestori attivi la flessibilità di “allocare capitale verso società in cui le aspettative rimangono ragionevoli, anziché limitarsi a detenere le aziende in proporzione alla loro capitalizzazione di mercato”, aggiungono i tre esperti di TCW.
In conclusione, le stesse condizioni che hanno reso difficile la vita ai gestori attivi si stanno trasformando nel loro principale punto di forza. “Paradossalmente, l’argomento più forte a favore della gestione attiva potrebbe essere lo stesso fattore che recentemente l’ha resa così difficile: la concentrazione”, chiosano Brandon Bond, Bo Fifer e Brian M. McNamara, decretando di fatto il ritorno dell’era della selezione dei titoli rispetto alla passiva replica degli indici.
